La voce di Giovanni Martinelli, un tenore ricordato soprattutto come grande interprete del repertorio lirico spinto-drammatico, aveva delle caratteristiche speciali che gli consentirono di affrontare una vasta gamma di interpretazioni. L'estensione vocale, che nel registro acuto raggiungeva il re bemolle, gli permetteva infatti di passare da opere come il "Guglielmo Tell" di Gioacchino Rossini e "Gli Ugonotti" di Giacomo Meyerbeer all'"Otello" di Giuseppe Verdi e ancora alla "Lucia di Lammermoor" dove, nel ruolo di Edgardo, riscosse memorabili trionfi oltre che al Metropolitan di New York, dove era di casa, anche al teatro Colon di Buenos Aires.
La sua voce, di grande bellezza e resistenza, possedeva lo squillo seducente tipico delle voci "da teatro", alle quali il microfono e le registrazioni dell'epoca, non rendono giustizia. Dotato di un fisico atletico, Giovanni Martinelli era nato a Montagnana il 22 ottobre 1885, nel Veneto, da una famiglia, come tante nel tardo '800, di umili origini.
Giovanissimo si era temprato alla disciplina del lavoro nella bottega del padre, un valente ebanista.
Con il precoce manifestarsi delle sue qualità vocali, il giovane fu affidato al maestro Giuseppe Mandolini che seppe impostare e guidare degnamente quella voce che rivelava doti straordinarie.
Il debutto del promettente tenore avvenne il 2 dicembre 1910, nello "Stabat Mater" di Rossini. Il 29 dicembre dello stesso anno, al Teatro Dal Verme di Milano, si confermò ragguardevole interprete nell'opera "Ernani" di Giuseppe Verdi, dove il ruolo del protagonista gli consentì di esprimere e valorizzare le caratteristiche di potenza ed estensione vocale, tipiche dei tenori drammatici, eroici.